Il 7 febbraio 1974 Mino Pecorelli, in una nota pubblicata su OP, elogiava Aldo Moro, nella fattispecie la condotta tenuta dall’allora ministro degli Esteri del IV governo Rumor nel corso del suo viaggio in Medio Oriente, finalizzato alla stipula di patti di scambio “petrolio contro tecnologia” con l’Egitto, l’Arabia Saudita, il Kuwait e l’Iran. Si era in piena crisi petrolifera (per l’Italia la crisi era doppia, perché comprendeva pure lo scandalo dei fondi neri pagati dai petrolieri ai partiti politici) e gli impegni concordati coi paesi arabi produttori di petrolio prospettavano un nuovo assetto della politica estera italiana, oltre naturalmente ai rifornimenti di energia, al punto che lo stesso Pecorelli annotò come per la prima volta dopo la fine della seconda guerra mondiale [la politica estera italiana] abbia assunto una sua autonoma personalità. Chi non fu affatto soddisfatto dei risultati conseguiti dalla missione araba di Moro era il segretario di Stato americano Henry Kissinger, da sempre apertamente ostile alla politica “euroaraba” dei morotei, per non parlare della proposta di compromesso storico tra comunisti e democristiani lanciata dal segretario del PCI Enrico Berlinguer nell’ottobre del 1973, un mese dopo il golpe cileno.
Il 7 ottobre 1985 la nave da crociera Achille Lauro venne sequestrata da un commando palestinese nelle acque territoriali dell’Egitto. Venne ucciso e buttato in mare un cittadino americano di origine ebraica. Grazie alla mediazione dell’OLP di Yasser Arafat il commando palestinese abbandonò la nave per salire su di un aereo di linea egiziano, il quale però venne intercettato in volo dall’aviazione americana e costretto ad atterrare nella base NATO di Sigonella. Il presidente del Consiglio Bettino Craxi si assunse la responsabilità politica di ordinare la consegna del commando palestinese nelle mani delle autorità italiane. Una vera e propria tempesta si abbatte sul presidente del Consiglio che trova una solida sponda nel suo ministro degli Esteri, Giulio Andreotti, anch’egli da lunga data favorevole alla politica filoaraba del PSI […] persino il popolo comunista è costretto ad applaudire un Craxi in veste terzomondista […] e Scalfari sulla Repubblica del 17 ottobre 1985 benedice il sussulto di autonomia che trasforma l’Italia da “provincia dell’impero” in Stato sovrano. Il voto della fiducia alla Camera da parte dei comunisti allarma il Dipartimento di Stato americano che teme “un riavvicinamento tra PSI e PCI” al punto da consigliare a Reagan un gesto distensivo, una lettera a Craxi per chiudere la vicenda. Del resto, come risulta da un rapporto del 1988 della CIA, a Washington Craxi gode della massima stima[1].
Il 21 febbraio 2007 il ministro degli esteri Massimo D’Alema, intervenendo al Senato in occasione del voto sulla politica estera del II governo Prodi, nel corso di un discorso articolato, calibrato e attento, rivendicando il ruolo finalmente non subalterno a interessi terzi della politica estera italiana grazie all’azione del governo di centrosinistra, ribadisce i motivi per i quali non è prospettabile un ritiro unilaterale del contingente italiano di stanza in Afghanistan, atto potenzialmente ostile nei confronti dell’alleato statunitense. In merito alle vicende di Vicenza, D’Alema conferma la volontà del governo di non revocare l’autorizzazione concessa agli americani in merito all’allargamento della base NATO. Il discorso del ministro riscuote plurimi consensi in aula, anche tra i banchi dell’opposizione. Il senatore a vita Francesco Cossiga dichiara il suo voto contrario, ribadendo la propria fedeltà all’atlantismo e la propria amicizia e stima per il ministro degli Esteri . Il senatore a vita Giulio Andreotti si astiene dal voto dopo aver lungamente elogiato la condotta del ministero dalemiano. Due senatori dissidenti della maggioranza non recedono dalla volontà di non votare a favore della propria coalizione. Risultato: la politica estera (apprezzata anche in ambito internazionale) di D’Alema e con lui del governo Prodi, viene bocciata dal Senato. In serata, un furibondo Romano Prodi (così riferiscono le agenzie di stampa) sale al Quirinale e rassegna le dimissioni.
Aldo Moro, tirato più volte in ballo nel corso delle dichiarazioni di voto al Senato, durante la seduta che ha di fatto dimesso il secondo governo Prodi, compì nel settembre 1974 un viaggio negli USA insieme al presidente della Repubblica Giovanni Leone. Poco dopo l’arrivo della delegazione italiana a Washington, Kissinger nel corso di un tesissimo colloquio ribadì con durezza al ministro degli Esteri Moro l’assoluta contrarietà della amministrazione americana a qualsiasi apertura democristiana al PCI, ventilando la revoca di ogni aiuto americano all’economia italiana nel caso la DC fosse venuta meno alla tradizionale chiusura anticomunista. E tra moniti e divieti, in sostanza il segretario di Stato americano minacciò per l’Italia uno sbocco di tipo cileno. Lo stesso Moro subì minacce dirette ed esplicite[2]. Col tempo, e con l’avvicendarsi dei governi, le posizioni rientrarono e il giudizio politico su Moro si ammorbidì fino a diventare pienamente positivo, sotto l’amministrazione Carter, quando ormai era chiaro che negli effetti l’entrata del PCI nel governo era di fatto esclusa dagli effetti del compromesso storico.
Bettino Craxi, durante il suo primo viaggio in USA come presidente del Consiglio, nell’ottobre 1983, confermò al presidente americano Reagan la disponibilità all’installazione di missili nucleari americani in Italia in funzione antisovietica.
Quando l’Italia appoggiò l’intervento NATO contro la Serbia di Milosevic, fortemente voluto dall’amministrazione americana, a capo del governo c’era Massimo D’Alema.
Come dire: l’autolegittimazione ha i suoi prezzi da pagare e non sempre la fedeltà è la migliore moneta di scambio.

UFFA, IO SONO TRISTISSIMA, è DUE ORE CHE STO QUI, HO SCRITTO UNA CAZZATA E NON RIESCO A PUBBLICARLA, MI HAI DATO IL PENNINO, MA SENZA L'INCHIOSTRO, EKKO
UFFA
VOGLIO PUBBLICARE LE MIE CAZZATE, EKKO
Scritto da: Dana | 22 febbraio 2007 a 22:47
mh, dovrebbe essere tutto a posto.
Scritto da: kristian | 23 febbraio 2007 a 15:01